|
|
![]() |
|||||||
|
|
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
PERCORSO DI CONSAPEVOLEZZA
Se osserviamo i bambini, ci rendiamo conto di quanto sono vitali nell’ agire istintivamente e come hanno la tendenza a ricercare la soddisfazione di ogni pulsione. Nel modo di essere, sono spontanei, non hanno pregiudizi dettati dalla mente razionale. Il bambino tende a conoscere l’ambiente attraverso l’esplorazione diretta degli oggetti che lo circondano. Supponiamo che nell’ambiente vi sia un oggetto che definiamo utile e funzionale al bambino (con “utile” e “funzionale” intendo un oggetto che corrisponde alla sua natura e quindi se, metabolizzato, accresce la sua identità) e che il bambino riconosce e che quindi tenda a muoversi per prenderlo. A questo punto, dalla parte più vitale del bambino (che corrisponde alla sua anima o Essenza) partirà una pulsione verso l’oggetto desiderato. Se la pulsione viene soddisfatta, cioè il bambino prende l’oggetto in questione, avremo un accrescimento della vitalità del bambino con conseguente fluidità energetica. Qualora invece, nel preciso momento in cui il bambino sta per compiere l’azione, interviene un adulto che vieti il soddisfacimento della pulsione condannando moralmente l’azione del bambino, quest’ultimo sarà costretto ad operare una scelta e cioè se continuare a perseguire l’oggetto in questione o assecondare l’adulto. In quasi tutti i casi, piuttosto che tradire il “primato affettivo” (cioè il legame di dipendenza affettiva che ha con l’adulto che solitamente si basa su un rapporto di ricatto del tipo: “se fai quella cosa non ti amo più!”) il bambino preferisce mettere da parte la propria pulsione vitale e assecondare l’azione interferente. Inoltre, essendo la pulsione una dinamica con precisa intenzionalità (cioè un quantico energetico con precisa direzione), quest’ultima subirà un taglio cioè una censura, verrà repressa ed infine rimossa. Con il meccanismo della rimozione, il bambino relega nell’inconscio l’ episodio: questa scena viene chiamata scena matrice e fa l’introduzione, la specificazione e la stabilizzazione di un modo fisso di comportarsi da cui dipendono tutti gli altri modi futuri. Dal momento in cui la pulsione rimossa viene metabolizzata cerebralmente ed investita emozionalmente dall’organismo (si è formata la programmazione inconscia e la relativa chimica nel corpo), il bambino non è più libero di agire, in quanto selezionerà l’ambiente, le cose e le persone sulla base del linguaggio ormai introiettato. Le esperienze successive sono quindi una ripetizione di questa prima scena e da adulto è così relegato in alcuni comportamenti fissi, senza possibilità alcuna di contattare il reale di sé stesso (cioè, perso il criterio che lo aiuterebbe a selezionare ciò che è utile e funzionale a sé stesso, selezionerà l’ambiente sempre e solo secondo quelle poche emozioni a lui familiari). L’uomo crede di essere libero, non sa di avere un inconscio che lo preorienta in ogni cosa, cerca l’unità, ma non sa che la prima divisione si è fatta spazio dentro di lui. Inoltre, dopo la scena matrice, il soggetto contatta il reale, ma perde la coscienza del reale. Infatti, prima della formazione dell’inconscio, l’uomo ha la capacità di riflettere attraverso lo specchio della coscienza le immagini del reale, ma dopo tale episodio, le stesse immagini vengono proiettate sulla coscienza distorte e deformate, a causa dell’errata percezione dell’ambiente, condizionata dalle programmazioni inconscie. Da ciò si origina l’estraneità a se stessi e l’incapacità di “vedere” con esattezza o “percepire” secondo la propria identità. Inoltre, questo fatto rappresenta l’inizio di una lunga serie di rimozioni che l’uomo opera durante tutto l’arco della propria esistenza, in quanto si è sempre costretti a scendere a compromessi tra le proprie pulsioni e la società (infatti, se non si troverà di fronte all’adulto di riferimento, si troverà a scendere a compromessi con il capo-ufficio, con la fidanzata, etc…, ripetendo sempre l’antico meccanismo). Questi conflitti tra pulsioni biologiche e sociale trovano il loro sbocco in disturbi psico-nevrotici, in forme di isterismo, alterazioni organiche e neoplasie. Da ciò si deduce che qualunque tensione pulsionale, che dopo il processo di rimozione si mantiene fuori dall’esperienza conscia, può avere come conseguenza una sintomatologia nevrotica, in altri casi schizofrenica, in altri casi mutamenti autoplastici delle strutture cellulari. E’ importante aggiungere, che non sempre i malesseri psicosomatici vogliono distruggere il soggetto, ma in alcuni casi, vogliono preservarlo da una scissione mentale (in alcuni casi, un male fisico salva la persona da uno stato acuto di nevrosi o da una reale schizofrenia). A questo punto, la malattia può essere definita un preciso “linguaggio dell’anima”: da un punto di vista di una coscienza evoluta, qualunque stato di disagio, sia esso emotivo che organico, rappresenta un’opportunità di crescita e di evoluzione della persona. Quindi, colui che ha capito come avvengono certi processi e con profonda umiltà si assume la responsabilità della propria vita sa che di fronte ad un problema (qualunque sia la sua manifestazione esteriore) è necessario che si ponga una domanda precisa e cioè: perché ho creato questa situazione? Che cosa sto cercando di nascondere a me stesso o evito di fare, attraverso il disagio? Dagli interrogativi è possibile, con un percorso di conoscenza adeguato, poter risalire alla causa prima del sintomo e quindi accompagnare il soggetto verso una revisione dei propri comportamenti, delle proprie fedi e morali che fino a quel giorno (cioè fino al giorno in cui si è verificata la rottura tra i compromessi dell’Io e le pulsioni inconscie), lo hanno relegato in un comportamento fisso. La guarigione è quindi, come la malattia, uno stato mentale: cambiando se stesso, la persona è in grado di reintegrare il proprio vissuto in una circolarità nuova che lo porterà inevitabilmente all’esplorazione e allo sviluppo del proprio potenziale. Il centro Holos propone il trattamento Energetico come percorso di consapevolezza. Attraverso le mani, il terapeuta agisce come conduttore che trasmette energie curative provenienti dal campo energetico universale; in questo modo la persona sperimenta un potenziamento di tutte le sue funzioni vitali e i blocchi che impediscono la libera fluidità energetica iniziano cosi’ a sciogliersi, lasciando il posto ad un senso di benessere e di leggerezza. A mano a mano che l’introspezione aumenta, la persona acquisisce maggiore padronanza di sé e della sua istintività vitale fino a recuperare il criterio primo che consente di discernere ciò che è buono per sé, da ciò che invece impedisce la realizzazione nell’ambito della globalità esistenziale.
|
|
||||||
More on:
che and una
Secure
FTPS (SSL)
on the planet
Go FTP FREE
Program